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«Caro giorgio / mio caproni»: condensato nel titolo tramite l’uso di una delle sue firme stilistiche, l’interiezione (potenziata dall’inclusione, dall’assorbimento dell’esclamativo), evocato e invocato in apertura di tre dei quattro movimenti del testo, richiamato da una serie di “sue” parole e da altre microcitazioni, questo fantasma di lettura serve come propiziatore e talismano per forzare l’ingresso della cripta della memoria, dove sono stoccati materiali radioattivi, e per costruire uno spazio di elaborazione che ne attenui, se non rovesci, gli effetti mortali. Nei versi brevi e di battente musicalità che scendono sulla pagina costellandone ed esaltandone il bianco, ecco allora affiorare un ricordo d’infanzia, enigmatico, magnifico e terribile; un altro ricordo, violento, doloroso, quello di una giovane donna che molti anni dopo diventerà madre; e il senso di solitudine, abbandono e scomparsa toccato a un bambino, che lo avvertirà sempre come vuoto fondativo e disintegrante insieme della sua identità. Con il quarto movimento, siglato dal segno dell’infinito matematico che Raos ha usato già altre volte, entriamo in una dimensione diversa, un «paradiso» che può essere il niente, il dopomorte, il divenire, oppure… e che approda a due luminose, baluginanti parole di poesia. Raos, uno dei migliori poeti italiani, firma una partitura per occhio, voce e silenzio che non dimenticheremo facilmente.

Federico Francucci

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Formato

Libro

Pubblicazione

2020

ISBN libro

9788897604655

Pagine

44

Autore

Andrea Raos

Andrea Raos

Poeta e traduttore, è stato per diversi anni studioso di letteratura giapponese classica. Il suo libro più recente come autore è Le avventure dell’Allegro Leprotto e altre storie inospitali (Arcipelago Itaca, 2017), come traduttore è Charles Reznikoff, Olocausto (Benway Series, 2014).

Fuorimenu – Collana diretta da Andrea De Alberti

Così come il cuoco si cimenta in pietanze fuori menù che esulano dalla caratteristica tipica, così i nostri autori. Un esperimento, un esercizio di stile, un modo per interpretare la poesia a partire da lemmi contemporanei. Un modo per usare la poesia che in questi tempi cupi offre, sempre, un approdo, un’ancora e l’energia necessaria per continuare a costruire il proprio posto bello nel mondo.

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